lunedì 5 ottobre 2009

Atharia - Storia e leggenda - Il mito di Ehlu e Sindhania

All'alba dei tempi, quando Atharia era giovane e gli Aurindar simili ad Elfi ancora vi abitavano, il mondo era ben diverso da come lo conosciamo oggi. Non vi erano Sole né Luna, soltanto le stelle, sempre più numerose, punteggiavano il buio cielo. L'oscurità regnava sovrana, e l'Ombra, come una nera nebbia, imperversava ben più potente di quanto mai fu da allora in poi. Non esistevano oceani, laghi né fiumi, poiché tutta l'acqua presente ricopriva le terre come un perenne e onnipresente strato di ghiaccio, che gelava tanto la pelle quanto i cuori.
In questo mondo freddo e cupo, tuttavia, già esistevano i Loa, gli spiriti del mondo, che come ai giorni nostri governavano sulle terre e le proteggevano; allora, tuttavia, la loro importanza era ancor maggiore, poiché le razze non erano ancora nate, e le grandi civiltà che oggi hanno un importante ruolo sugli equilibri di Atharia allora non esistevano.
I Loa avevano diverse personalità, e diversi intenti. Vi erano quelli fra loro, pochi invero, che si allearono con l'Ombra, mentre la maggior parte di loro cercava semplicemente di salvaguardare la propria terra, di mantenerla intatta e di costruirla così come a loro andava. Altri, invece, si allearono con gli Aurindar per combattere l'Ombra stessa. Come tutti i Loa, anche quelli che aiutarono i Figli della Luce amavano la propria terra e ciò che rappresentava, e desideravano espandere la propria influenza; furono pertanto quei pochi spiriti il cui potere non avrebbe risentito da una vittoria della Luce a stringere questo patto. Si trattava quindi di quegli spiriti che risiedevano nei rari luoghi dove il ghiaccio e l'oscurità dovevano arretrare, per esempio gli spiriti dei vulcani, e di quelle terre dove l'acqua, nel sottosuolo, si scaldava e fuoriusciva con un getto di vapore bollente dalla superficie.
Era presso questi luoghi che gli Aurindar si radunavano, realizzando le loro abitazioni incredibilmente suggestive. Esse presentavano guglie dalle sommità ghiacciate, illuminate dalle luci create dalle loro antiche magie e dal riverbero dei fuochi vulcanici presso cui spesso sorgevano. Sulle pendici del più grande e potente vulcano allora esistente sorse persino una piccola cittadella, composta da una serie di edifici di maestosa bellezza; questo luogo prese il nome di Ehltanar, dal nome del vulcano, Ehlu.
Alto, ampio e dalle numerose bocche che periodicamente eruttavano, senza mai danneggiare gli Aurindar o la cittadella, Ehlu era considerato il più importante baluardo contro l'Ombra. La luce che emetteva, rossa e pulsante, era la più forte che il mondo avesse fino ad allora conosciuto; ma questa luce poteva allontanare l'Ombra solo nell'area circostante il vulcano, mentre la maggior parte di quel freddo mondo sarebbe rimasto oscuro e ricco di pericolo. Fu per questo che i Figli della Luce speravano di trovare una nuova arma contro l'Ombra, un modo per scacciare il buio dalla terra, anche in quei luoghi lontani dalle loro abitazioni e dalle fonti naturali di luce.
Per loro fortuna, fra gli Aurindar vi erano alcuni il cui potere era maggiore, tanto da emettere costantemente luce senza affaticarsi, e senza la necessità di concentrazione alcuna. Fra questi, che molti consideravano figli prediletti della Luce, spiccavano due dee gemelle, figlie di Athuras ed Ilune. Erano di una bellezza ultraterrena, ma a caratterizzarle era soprattutto la luce argentea che sprigionavano, di una potenza tale che nessun Aurindar nato fino ad allora poteva eguagliare. Tale luce era però anche morbida, e non abbagliante né pungente allo sguardo, a meno che esse non lo volessero. I nomi delle due fanciulle erano Sindhania e Ilithia.
Nel corso della loro vita, si stabilirono nel sud di Atharia, presso un profondo solco nella terra dalla quale fuoriuscivano vapori caldi, seppur tossici. In verità, la luce emessa dalle due sorelle era tanto forte che altri Aurindar si stabilirono presso di loro, e presero l'abitudine di non fare affidamento su alcuna luce magica, affidandosi esclusivamente all'energia sprigionata dalle due giovani. Nacque in quel luogo la cittadina di Thargan.
Non passò lungo tempo da quando si stabilirono lì, che quegli Aurindar che guidavano la lotta contro l'Ombra si accorsero di loro, e della svolta che avrebbero potuto dare alla battaglia. L'oscurità si teneva alla larga da Thargan, grazie alla luce di Sindhania e Ilithia, e gli Aurindar di maggior prestigio si chiesero se il potere delle due sorelle potesse essere sfruttato meglio nella lotta contro il nemico comune. Coloro che meglio avevano imparato a manipolare i flussi della magia trovarono presto la risposta a questa domanda: Sindhania e Ilithia avrebbero potuto dare un duro colpo all'Ombra, se fossero state inviate nei cieli ad illuminare Atharia dall'alto, togliendo l'oscurità dal mondo e sostituendola invece con una luce diffusa ovunque.
Le due giovani, consce del loro potere, e desiderose di aiutare i propri compagni, accettarono di salire in cielo, anche se questo significava per loro rinunciare alla loro vita terrena e a tutte le gioie che questa avrebbe potuto loro procurare. Fu stabilito che dovessero viaggiare sempre ai lati opposti del mondo, in modo da illuminarlo costantemente in ogni suo punto, senza lasciare alcuna parte nell'ombra. Le due sorelle si alzarono così in cielo, e la loro luce fredda e argentea illuminò le grandi distese ghiacciate che allora ricoprivano Atharia. Divennero le due lune gemelle, e da allora il mondo dimenticò il buio.
Solcando il cielo, prima di allora nero salvo le poche stelle che allora lo punteggiavano, videro dall'alto l'intero mondo di Atharia disseminato di luci piccole e grandi; allo stesso modo, tutti coloro che abitavano il mondo alzavano gli occhi meravigliati dal loro passaggio, e dalla costante luce che ora permeava le loro vite. Iniziò un periodo di speranze, con l'Ombra costretta a nascondersi; la luce non era tanto forte da annientarla, ma bastava ad indebolirla, e permetteva a chiunque di vedere le distese di ghiaccio estendersi fino all'orizzonte, rendendo i viaggi e anche i piccoli spostamenti molto più sicuri.
Anche i Loa erano stupiti dalla bellezza e dalla luce sprigionate dalle due giovani, e molti ne furono deliziati così come gli Aurindar stessi. Anche Ehlu, il Loa del grande vulcano, vide le due sorelle, e non poté fare a meno di cedere al loro fascino; fu Sindhania la prima che vide, e a causa della forte luce che emanava, unita alla sua bellezza e grazia, accadde che Ehlu se ne innamorò; confidò il suo amore alla dea, che, colpita dal suo sentimento, non poté fare a meno di ricambiare, e desiderò di poter stare con lui, sulla terra o in cielo che fosse.
Tuttavia, Sindhania era legata dall'incantesimo a rimanere nel cielo per l'eternità, avendo rinunciato definitivamente alla sua vita terrena; il Loa, per contro, avrebbe potuto abbandonare il suo vulcano, e per la prima volta da quando esisteva prese in considerazione questa opportunità per unirsi alla bella Sindhania. Si confidò con quegli Aurindar che lì abitavano e che comunicavano con lui, perché non poteva fare a meno di elogiare le grazie della sua amata, e per chiedere consiglio. Gli sciamani, così li chiameremmo oggi, furono scandalizzati dall'idea che il Loa potesse allontanarsi, poiché questo avrebbe significato un indebolimento del vulcano, e un suo spegnimento andando avanti nel tempo; gli intimarono pertanto di rimanere, temendo che un suo allontanamento avrebbe potuto permettere all'Ombra di rafforzarsi e di distruggere Ehltanar. La voce dell'amore di Ehlu si diffuse, e molti condivisero l'opinione degli sciamani, demoralizzando il Loa.
Sindhania venne a sapere di questi avvenimenti tramite Ehlu, e si confidò con Ilithia, sperando di ottenere almeno il suo consenso, in modo che ella potesse convincere gli sciamani e i saggi sulla terra che Ehlu la poteva raggiungere. Ilithia, tuttavia, venendo a sapere dell'amore che legava sua sorella ed Ehlu, provò invidia; entrambe avevano infatti rinunciato all'amore nell'elevarsi in cielo, insieme a tutte le gioie terrene, e non poteva sopportare l'idea che l'unica a rinunciarvi fosse, in realtà, lei stessa. Pertanto, sostenne l'opinione degli sciamani, ovvero che Ehlu dovesse rimanere sulla terra a dar forza al vulcano per allontanare l'Ombra, benché le ragioni per cui dava questo consiglio fossero in realtà ben diverse. Fu così che Ehlu accettò di non lasciare il suo compito, ma il suo desiderio di allontanarsi, costantemente rinnovato ad ogni passaggio di Sindhania nel cielo, indebolì la sua volontà, e il vulcano si affievolì. Altrettanto accadde alla luce di Sindhania, che diminuì a causa del distacco da colui che amava.
Benché il grande vulcano non si fosse spento, la sua luce e il suo calore continuarono a diminuire, fino al punto in cui, passato molto tempo, la sua potenza venne sorpassata da vulcani di dimensioni minori. Allo stesso modo, quando Ilithia transitava nel cielo, la luce era ancora abbastanza forte da allontanare l'oscurità, ma quando era la sorella a presentarsi all'orizzonte, l'Ombra iniziava ad imperversare nella fievole oscurità che ormai regnava, con la debole luce che ella emetteva. La preoccupazione aumentò negli Aurindar, che rivissero l'incubo di un mondo dominato dall'Ombra com'era prima dell'ascesa delle due lune; tuttavia, proprio quest'ultimo fatto era stato un colpo talmente grande per l'Ombra, che essa decise di vendicarsi approfittando della sua rinnovata potenza.
L'Ombra raccolse quindi le forze ed attaccò la cittadella di Ehltanar, avvolgendola nelle sue spire come un serpente di nera nebbia. Gli Aurindar faticarono a tenerle testa, e persino Ehlu, ormai indebolito, non riusciva a ricacciarla indietro. L'Ombra, avvedutasi dei suoi tentativi di recuperare forza, si scagliò sul Loa stesso, cercando di spegnerne per sempre le energie, e di annientarlo una volta per tutte.
La battaglia sembrava perduta, quando Sindhania si alzò nel cielo, e come sempre diresse lo sguardo verso colui che amava. Inorridita, vide la massa oscura che avvolgeva il vulcano, e fece affidamento su tutte le sue energie per brillare come mai aveva fatto prima. La sua bianca luce si riversò su Atharia, e riverberando sulle distese ghiacciate inondò l'Ombra nell'atto di distruggere Ehlu. La nebbia oscura iniziò a dissolversi e, terrorizzata, fuggì lontano dal vulcano e lontano dalla dea, nei più bui recessi delle profonde caverne. La giovane, al termine della battaglia, mantenne potente la sua luce per non permettere all'Ombra di riavvicinarsi, ma le sue energie scemavano sempre di più.
Ehlu, debole e privo di forze, fu grato alla sua amata per quanto aveva fatto, seppur pochi degli Aurindar presenti fossero sopravvissuti, le loro energie risucchiate dalla nera serpe che li aveva avvolti. Il Loa avrebbe potuto recuperare le forze e riportare il vulcano alla grandezza di un tempo, ma sapeva che sarebbe stato necessario un tempo incredibilmente lungo. Vedendo inoltre la sua amata sempre più stanca a causa dell'enorme sforzo che stava perpetrando, decise di abbandonare definitivamente la terra, e raggiungere Sindhania nel cielo. Fu così che salì, e si unì a lei per darle più forza.
Uniti, la dea figlia della Luce e lo spirito infuocato del Loa diedero vita alla più potente luce che era mai stata vista su Atharia, una luce tanto forte da costringere l'Ombra a nascondersi tutte le volte che Sindhania ed Ehlu solcano il cielo insieme; diedero vita al Sole, come lo conosciamo oggi. Non era più un'argentea, fredda e morbida luce; era un potente fuoco, nato dalla passione delle due immortali creature, ricco di calore e di amore, che provocò il più grande cambiamento che mai avvenne su Atharia dopo la nascita degli stessi Aurindar.
Fu il loro amore a cambiare per sempre l'aspetto del mondo, sciogliendo le distese di ghiaccio, e dando vita a oceani, laghi e fiumi; la terra emerse allo scoperto, donando un intero mondo agli Aurindar, e facedo emergere nuovi Loa alle spese di quelli che dominavano il gelido mondo precedente. Dalla terra nacquero spontaneamente le piante, dai piccoli fili d'erba agli alberi delle più grandi foreste, come se da tempo avessero atteso quel preciso momento per prendere vita. Fu da quel cambiamento, da quell'amore fino ad allora negato, che nacque il mondo come lo conosciamo.
Vista la luce che si sprigionò da quell'unione, e il conseguente effetto sull'Ombra, ora costretta a nascondersi nell'emisfero oscuro di Atharia, nessuno si oppose più alla scelta di Ehlu. Il vulcano si spense nel giro di pochi decenni, ma nessuno lo riteneva più fondamentale, ora che una nuova e assai più potente fonte di luce e calore inondava il mondo.
Soltanto l'invidia di Ilithia crebbe. Si sentiva tradita, ritenendo che Sindhania avesse commesso un'ingiustizia trovando l'amore dopo che, salendo nel cielo, vi aveva rinunciato proprio come aveva fatto lei. Questo inacidì il suo cuore, tanto che tessette un velo nero, che usa ancora periodicamente per nascondere la sua rabbia, negando al contempo la sua luce ad Atharia. Non curandosi più delle sorti del mondo, ormai immersa nella sua rabbia, mutò anche la sua velocità, smettendo così di rispettare quel patto per cui le due sorelle avrebbero dovuto mantenersi ai due lati opposti del mondo per illuminarlo interamente in ogni momento.
Accade pertanto che a volte Ilithia incroci i due amanti e, come una sorta di vendetta contro chi approva il loro amore, usi quello stesso telo nero per velare non solo sé stessa, ma anche Sindhania ed Ehlu, negando al mondo la luce dello stesso Sole. In questi istanti, per quanto brevi, vengono ricordati al mondo gli oscuri tempi prima che le due dee si elevassero in cielo, e il potere dell'Ombra aumenta, facendo tremare di paura i cuori dei suoi attuali nemici.